Un trittico gizzardiano (1) / King Gizzard & The Lizard Wizard – K.G. (Explorations Into Microtonal Tuning, Volume 2) (Flightless / KGLW, 2020)

[2300 battute]

Per chi segue da tempo le mirabolanti avventure del Gizzverse, l’uscita del divertente Infest The Rats’ Nest (2019; 71/100), immediato riscatto del modesto Fishing For Fishies (2019; 59/100), suonava a suo modo come un punto di non ritorno: un personale e tutto sommato brillante ibrido garage-thrash che, nel suo omaggio di certa stagione chitarristica degli anni ’80, sembrava esaurire lo spettro mimetico delle possibilità applicative del songwriting dei sette australiani. L’annuncio di un nuovo ciclo di dischi dedicati alle esplorazioni microtonali, tre anni dopo il pionieristico e riuscitissimo esperimento di Flying Microtonal Banana (2017; 77/100), e la defezione a stretto giro di posta del batterista Eric Moore, ora capo a tempo pieno dell’etichetta di proprietà (la Flightless), rafforzavano l’impressione di essere giunti alla fine di un ciclo tra i più entusiasmanti del rock del nuovo millennio.

L’ascolto del primo dei due platter tematici annunciati, K.G. (sedicesimo full length a rapporto), certifica la flessione della parabola qualitativa della band. Considerata l’ipertrofia che ne ha da sempre contraddistinto la produzione, era ampiamente predicibile che il trend positivo si sarebbe prima o poi esaurito e che la spinta innovativa avrebbe lasciato terreno alla ripetizione conservatrice. Con questo si tenga comunque presente che K.G. non è un brutto disco e, anzi, può vantare un paio d’assi nella manica di tutto rispetto: tra questi, le elaborate armonie del ritornello di Minimum Brain Size (arabedelia di medio impatto), l’acida cantilena atonale di Some Of Us (qualcosa degli White Hills nella distorsione granulosa delle sei corde), le bizzarrie tex-mex in technicolor di Ontology e i tumidi gonfiori stroboscopici di Oddlife (danza incantatrice con serpentine chitarristiche in perenne evoluzione).

È, però, un album piuttosto disomogeneo, a tratti sinceramente prolisso (interminabile è il flower power anatolico di Straws In The Wind), non sempre a fuoco nelle sue residue sperimentazioni (la gommosa dabke ibrida di Intrasport) e con un finale goth-fuzz sabbathiano che, anche se prelude alla conclusione speculare del successivo L.W., rimane ugualmente fuori posto (The Hungry Wolf Of Fate).

Ci si diverte ancora, ma senza più i sorrisi delle occasioni migliori.

Tracklist: K.G.L.W • Automation • Minimum Brain Size • Straws In The Wind • Some Of Us • Ontology • Intrasport • Oddlife • Honey • The Hungry Wolf Of Fate

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64/100

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