Stöner – Stoners Rule (Heavy Psych Sounds, 2021)

[1983 battute]

Nuova puntata della rubrica “ma guarda che il mio falegname con trentamila lire la fa meglio”. Vi sono solo due modi per approcciarsi a Stoners Rule, l’attesissimo esordio di Brant Bjork, Nick Oliveri e Ryan Güt a nome Stöner (e chi ha in idiosincrasia le tautologie potrebbe anche smettere di leggere qui): con l’eccitazione dell’appassionato di lunga se non lunghissima data che sbava alla sola idea di riascoltare all’opera il gotha delle intelligenze grigie del movimento (indipendentemente da cosa ne esce e da come esce), oppure con lo sguardo analitico di chi diffida automaticamente dei supergruppi e non si accontenta del sistematico disseppellimento dell’immaginario caratterizzante. La speranza è di appartenere al primo gruppo e di riuscire a godere, nonostante tutto, perché ci si accontenta: ma con premesse del genere è difficile riuscire a dire anche solo qualcosa di sensato.

Da dove partire? Dall’impermeabile, quasi autistica scolasticità dei riff di Bjork, dalla loro volumetria bidimensionale perennemente schiacciata nelle frequenze basse, dalla totale assenza di una benché minima dinamica interna? Da un Oliveri la cui energia, un tempo animalesca, viene oggi intrappolata dalla barriera apparentemente insuperabile della pentatonica di raccatto? Da un Güt che, per fantasia tecnica e senso del groove, assomiglia ad un batterista quindicenne alle prime armi che sia rimasto sotto coi suoi primi vinili dei Blue Cheer? Da un songwriting di sciattezza insuperabile? Da pezzi, lunghi in media fra i cinque e i sei minuti, che esauriscono la loro spinta nell’arco della prima ripetizione del riff portante? Si muove un po’ il culo con l’ingessato groove funk di Stand Down, ma provate voi a non sentirvi in imbarazzo con robaccia come Rad Stays Rad (davvero incommentabile) o, peggio ancora, con i tredici interminabili minuti della conclusiva Tribe / Fly Girl: e in bocca al lupo per l’impresa.

Disco orrendo e orrendamente disonesto, sotto tutti i punti di vista.

Tracklist: Rad Stays Rad • The Older Kids • Own Yer Blues • Nothin’ • Evel Never Dies • Stand Down • Tribe / Fly Girl

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38/100

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